Sintesi della guida
Questa guida spiega come valutare e scegliere un centro o un ospedale per una cura o un intervento. Chiarisce la relazione tra volumi ed esiti (per molte attività ospedaliere un numero più alto di interventi è associato a risultati migliori, tanto che la normativa fissa soglie minime per alcuni interventi) e come consultare i dati pubblici del Programma Nazionale Esiti di AGENAS su pne.agenas.it, ricordando che il PNE non è una classifica dei migliori ospedali ma uno strumento di valutazione. Indica cosa guardare prima di scegliere (volumi, esiti, liste d'attesa, esperienza specifica) e ribadisce due diritti del paziente: la libera scelta del luogo di cura e la possibilità di chiedere una seconda opinione, portando con sé la propria documentazione clinica.
Quando si scopre di dover affrontare un intervento o una cura importante, la prima domanda è quasi sempre la stessa: dove conviene farlo? È una domanda legittima, e per molto tempo l'unica risposta è stata il passaparola. Oggi, invece, esistono dati pubblici che aiutano a scegliere con più consapevolezza. Non danno una verità assoluta, ma permettono di fare le domande giuste e di non decidere al buio.
Perché il dove conta
C'è un fatto che vale la pena conoscere: per molte cure e interventi, i risultati non sono uguali in tutti i centri. Cambiano le complicanze, i tempi di recupero, a volte la sopravvivenza. Non perché ci siano ospedali bravi e ospedali cattivi in assoluto, ma perché contano l'esperienza, l'organizzazione e il numero di casi che una struttura tratta.
Riconoscere questo non serve a spaventarsi, serve a scegliere meglio. Soprattutto per gli interventi complessi, informarsi prima su dove farli è una delle decisioni che pesano di più.
Volumi ed esiti: cosa dicono i numeri
Il principio si chiama relazione tra volumi ed esiti, ed è riconosciuto anche dalla normativa (DM 70/2015): per numerose attività ospedaliere, un volume più alto di casi è associato a esiti migliori. La logica è intuitiva: un'équipe che esegue spesso un certo intervento tende a farlo meglio e a gestire meglio le complicanze.
Proprio per questo, per alcuni interventi sono fissate soglie minime di attività. Per esempio, per la chirurgia del tumore del seno è prevista una soglia minima di 150 interventi all'anno per struttura. Sotto un certo numero di casi, è più difficile mantenere l'esperienza necessaria.
Attenzione però a non leggere il dato in modo rigido: l'alto volume è un buon indizio, non una garanzia. Un centro con molti casi è in media più affidabile, ma la scelta va pesata anche con altri elementi, e con il parere dei medici che ti seguono.
Volumi, esiti e dati pubblici
Perché il numero di interventi conta, e dove trovare i dati
0
Interventi al seno all'anno: soglia minima per struttura (DM 70/2015)
0
Strutture di ricovero valutate dal PNE nel 2025
0%
Chirurgia del seno concentrata in centri ad alto volume nel 2024
Fonte: DM 70/2015; AGENAS, Programma Nazionale Esiti 2025 (dati 2024)
Il Programma Nazionale Esiti (PNE)
Tutto questo non resta sulla carta: esiste uno strumento pubblico che misura e rende confrontabili gli esiti delle strutture, il Programma Nazionale Esiti di AGENAS. Lo si consulta sul portale pne.agenas.it, dove si trovano indicatori di volume e di esito per struttura e per area clinica.
Una precisazione importante, perché è facile fraintendere. Il PNE non è una classifica dei migliori ospedali. AGENAS lo dice in modo netto: non produce classifiche, graduatorie o giudizi, ma valutazioni comparative su efficacia, sicurezza ed efficienza delle cure. Va usato come una bussola, per farsi un'idea e per arrivare preparati al colloquio con i medici, non come una pagella che assegna i voti.
I dati raccontano anche una tendenza positiva: negli anni, molti interventi complessi si sono concentrati nei centri ad alto volume. Per la chirurgia del seno, per esempio, la quota di interventi eseguiti in centri con numeri elevati ha raggiunto circa il 90% nel 2024, un segno che il sistema sta spingendo verso strutture più esperte.
Cosa guardare prima di scegliere
Mettendo insieme i pezzi, ecco gli elementi concreti su cui informarsi prima di decidere dove farsi curare:
- i volumi di quello specifico intervento nella struttura, e se rispettano le soglie previste;
- gli esiti disponibili sul PNE per quell'area clinica;
- l'esperienza specifica del centro e dell'équipe per il tuo problema, non solo la fama generale dell'ospedale;
- le liste d'attesa, perché un tempo troppo lungo, per certe condizioni, è esso stesso un rischio;
- il parere del tuo medico, che conosce la tua storia e può aiutarti a leggere i dati nel tuo caso.
Nessuno di questi elementi, da solo, decide. Ma messi insieme danno un quadro molto più solido del semplice sentito dire.

Il diritto di scegliere e la seconda opinione
Due diritti, spesso poco conosciuti, rendono tutto questo concreto.
Il primo è la libera scelta del luogo di cura. Il Servizio sanitario nazionale riconosce al cittadino il diritto di scegliere dove farsi curare, nei limiti dell'organizzazione dei servizi. Puoi chiedere di essere curato in una struttura diversa da quella più vicina, anche in un'altra Regione. Conviene informarsi prima su come funziona, sui tempi e su eventuali adempimenti.
Il secondo è la seconda opinione. Prima di una decisione importante, chiedere il parere di un altro specialista o di un altro centro è legittimo e diffuso. Per farlo bene serve avere con sé la propria documentazione clinica: la prima copia della cartella e dei referti, di norma, ti spetta senza costi. Se non sai come ottenerla, la guida su come ottenere la cartella clinica spiega tempi e modalità.
Chiedere un secondo parere non è sfiducia verso chi ti cura. È un modo per decidere con più elementi su una cosa che riguarda la tua salute.
Nei casi che mi capita di valutare, ogni tanto emerge che un intervento delicato è stato eseguito in un centro con pochissima esperienza per quel problema. Non sempre è la causa di ciò che è andato storto. Ma informarsi prima su volumi ed esiti è una di quelle cose che, con il senno di poi, molte persone avrebbero voluto fare.
Domande di pazienti e caregiver
Devo operarmi: come scelgo l'ospedale?
Parti da due cose. Primo, chiedi al medico che ti segue quali centri trattano spesso il tuo tipo di intervento, perché l'esperienza conta. Secondo, controlla sul portale PNE di AGENAS i volumi e gli esiti per quell'area clinica. Tieni conto anche delle liste d'attesa e, se hai dubbi, chiedi una seconda opinione. La struttura più vicina non è automaticamente la più adatta per un intervento complesso.
I numeri del PNE dicono qual è il miglior ospedale?
No, e usarli così sarebbe un errore. Il PNE confronta gli esiti, ma non stila una classifica e non tiene conto di ogni dettaglio del singolo caso. Serve a farti domande mirate: questo centro fa molti interventi come il mio? Con quali risultati? È un punto di partenza per il colloquio con i medici, non l'ultima parola.
Posso farmi curare in un'altra Regione?
Sì. La libera scelta vale anche fuori dalla propria Regione (la cosiddetta mobilità sanitaria). Ci sono però aspetti pratici e amministrativi da verificare prima, perché tempi e modalità cambiano. Informati presso la tua ASL o presso la struttura scelta su come procedere, soprattutto per i ricoveri programmati.
Ho chiesto un secondo parere e i due medici dicono cose diverse: cosa faccio?
Capita, soprattutto quando esistono più strade ragionevoli. In questi casi conviene farsi spiegare da entrambi il perché della loro proposta: quali vantaggi, quali rischi, cosa succede ad aspettare. Spesso la differenza non è tra giusto e sbagliato, ma tra approcci diversi. Capire le ragioni ti aiuta a scegliere quello più adatto alla tua situazione e alle tue priorità.

Scritto da
Franco Stefanini
Patrocinatore Stragiudiziale dal 1997, esperto in responsabilità medica e tutela del paziente.
Scopri chi è Franco