Sintesi della guida
Questa guida spiega come si calcola il risarcimento per un errore medico in Italia: cosa sono le tabelle di liquidazione del danno, cosa cambia con la Tabella Unica Nazionale introdotta dal D.P.R. 12/2025 in vigore dal 5 marzo 2025, quali voci di danno esistono (biologico, morale, patrimoniale), come incidono età e percentuale di invalidità sul calcolo, e perché la perizia medico legale è il documento da cui dipende tutto il resto.
Quando una famiglia mi chiede "quanto vale il nostro caso", la risposta onesta è sempre la stessa: dipende da due numeri che ancora non abbiamo. La percentuale di invalidità e l'età del danneggiato. Tutto il resto, comprese le cifre che si leggono online, viene dopo.
Le tabelle servono esattamente a questo: trasformare quei due numeri in una somma di denaro, con criteri uguali per tutti. In questa guida spiego come funzionano, cosa è cambiato nel 2025 con l'arrivo della Tabella Unica Nazionale e dove si nascondono gli errori che possono costare decine di migliaia di euro.
A cosa servono le tabelle
Il danno alla salute non ha un prezzo di mercato. Una gamba che non funziona più come prima, un rene perso, una cicatrice permanente: nessuno di questi danni ha un listino. Per evitare che ogni tribunale decida cifre completamente diverse per lo stesso danno, la giurisprudenza italiana ha costruito nel tempo delle tabelle di liquidazione.
Il principio è semplice. Il medico legale misura il danno in punti percentuali di invalidità permanente, da 1 a 100. La tabella associa a ogni punto un valore in euro. Quel valore cresce con la gravità dell'invalidità e diminuisce con l'età: un danno del 30% a vent'anni pesa sulla vita della persona molto più a lungo dello stesso danno a ottant'anni, e il risarcimento lo riflette.
Per anni le tabelle di riferimento sono state quelle elaborate dall'Osservatorio del Tribunale di Milano, aggiornate periodicamente con l'indice ISTAT e usate dalla maggior parte dei tribunali italiani anche fuori dalla Lombardia. Accanto a queste, alcune sedi usavano le tabelle del Tribunale di Roma.
La Tabella Unica Nazionale del 2025
Il 5 marzo 2025 è entrato in vigore il D.P.R. 13 gennaio 2025, n. 12, che introduce la Tabella Unica Nazionale (TUN) per le cosiddette macrolesioni: le invalidità permanenti dal 10% al 100%. Era attesa da diciotto anni, da quando l'articolo 138 del Codice delle Assicurazioni Private l'aveva prevista senza che nessun governo la attuasse.
Per la responsabilità sanitaria il passaggio conta, perché l'articolo 7 della Legge 24/2017 stabilisce che il danno da errore medico si liquida proprio con i criteri degli articoli 138 e 139 del Codice delle Assicurazioni. In pratica:
Invalidità dal 10% al 100% (macrolesioni). Si applica la Tabella Unica Nazionale. Attenzione però: siamo in una fase transitoria, e nella pratica la TUN convive ancora con le Tabelle di Milano. Quale strumento si applichi al singolo caso va verificato di volta in volta, ed è una delle prime cose che si controllano quando si imposta la richiesta.
Invalidità dal 1% al 9% (microlesioni). Si applica la tabella dell'articolo 139, la stessa usata per i sinistri stradali di lieve entità, aggiornata ogni anno con decreto ministeriale.
La TUN non stravolge gli importi rispetto alle tabelle milanesi: per molte fasce di invalidità e di età i valori sono vicini, in alcune combinazioni leggermente più bassi, in altre più alti. La differenza vera è la certezza: stessa lesione, stessa età, stesso risarcimento base in tutta Italia.
Un dettaglio che molti trascurano: la tabella prevede anche la personalizzazione. Il giudice, e prima di lui il liquidatore in trattativa, può aumentare l'importo base (nelle Tabelle di Milano fino al 50% in più) quando il danno ha inciso sulla vita della persona in modo specifico e documentato. Su questo punto si gioca una parte importante della trattativa, e ci torno più avanti.
Le voci del danno
La cifra finale di un risarcimento per errore medico non esce da una sola tabella. È la somma di voci diverse, ognuna con il suo criterio.
Danno biologico permanente. La lesione all'integrità psicofisica, misurata in punti di invalidità e liquidata con la tabella. È quasi sempre la voce più consistente.
Danno biologico temporaneo. I giorni in cui la persona non ha potuto vivere normalmente durante la malattia e la convalescenza. Si calcola a giornata: inabilità totale al 100%, poi parziale al 75%, al 50%, al 25%, secondo quanto certifica il medico legale. Il riferimento delle Tabelle di Milano è di circa 115 euro per ogni giornata di inabilità totale, con una forbice che va da circa 98 a 147 euro a seconda delle circostanze del caso.
Danno morale. La sofferenza interiore, distinta dalla lesione fisica. Nelle tabelle attuali è integrato nel valore del punto o riconosciuto come aumento percentuale, in base alle circostanze concrete del caso.
Danno patrimoniale. Qui si esce dalle tabelle e si entra nei documenti: spese mediche sostenute e future, redditi persi, capacità lavorativa ridotta, costi di assistenza. Ogni euro va provato con ricevute, buste paga, dichiarazioni dei redditi. Ho seguito casi in cui il danno patrimoniale documentato con cura superava quello biologico.
Danno dei familiari. Nei casi più gravi, e sempre in caso di decesso, anche i familiari stretti hanno un danno proprio, liquidato con tabelle dedicate che considerano il rapporto di parentela e la convivenza.
Come funziona il calcolo in pratica
Un esempio aiuta a capire il meccanismo. I numeri sono indicativi, perché il valore preciso del punto cambia con gli aggiornamenti annuali, ma le proporzioni sono realistiche.
Prendiamo una donna di 45 anni con un'invalidità permanente del 20% dovuta a un intervento chirurgico mal eseguito, 60 giorni di inabilità temporanea totale e 90 al 50%.
Il danno biologico permanente si calcola moltiplicando il valore del punto per i 20 punti di invalidità, corretto con il coefficiente demoltiplicatore legato all'età (vale circa 0,95 a 30 anni, circa 0,885 a 50, circa 0,78 a 70). Per questa combinazione si arriva a un ordine di grandezza intorno ai 90-110 mila euro. La temporanea aggiunge circa 6.900 euro per i 60 giorni di inabilità totale e circa 5.200 per i 90 giorni a mezza inabilità. Sopra questa base si discutono personalizzazione, danno morale e patrimoniale.
Notate una cosa: la stessa invalidità del 20% su una persona di 75 anni produce una cifra sensibilmente più bassa, e su una di 25 anni sensibilmente più alta. Chi promette cifre al telefono senza conoscere età e percentuale di invalidità sta improvvisando.
C'è poi la personalizzazione, ed è il punto dove l'esperienza si vede. La tabella dà il valore standard. Ma se quella invalidità alla mano destra appartiene a una sarta, o quella riduzione della mobilità a una persona che assisteva il coniuge disabile, l'impatto concreto sulla vita va documentato e fatto valere. In trattativa stragiudiziale questa parte non arriva da sola: bisogna costruirla con testimonianze, documenti, relazioni.
Il ruolo della perizia medico legale
Tutto il calcolo poggia su un documento: la valutazione medico legale. È il medico legale che stabilisce la percentuale di invalidità, i giorni di temporanea, il nesso tra l'errore e il danno.
Qui c'è un'asimmetria di cui pochi parlano. La compagnia assicurativa della struttura ha i suoi medici legali fiduciari, che valutano il caso dal punto di vista di chi deve pagare. Se il danneggiato si presenta senza una propria perizia, la valutazione della controparte resta l'unica sul tavolo.
Per questo, nel percorso che seguo, la perizia di parte viene prima di qualunque richiesta economica. Un punto percentuale in più o in meno, su un caso di media gravità, sposta il risarcimento di diverse migliaia di euro. La differenza tra una valutazione frettolosa e una perizia fatta da uno specialista della materia specifica (un ginecologo per un danno da parto, un ortopedico per una protesi) può valere molto di più.
Gli errori da evitare
Accettare la prima offerta. La prima proposta del liquidatore arriva quasi sempre prima che il quadro del danno sia completo, e si basa sulla valutazione del medico della compagnia. Non è detto che sia sbagliata. Ma va verificata voce per voce, con la propria perizia in mano.
Quantificare troppo presto. Finché i postumi non si sono stabilizzati, la percentuale di invalidità non è definitiva. Chiudere un accordo prima della stabilizzazione significa rinunciare a ciò che ancora non si vede. Una transazione firmata non si riapre.
Ignorare il danno patrimoniale. Le spese future di fisioterapia, i lavori di adattamento della casa, la capacità lavorativa ridotta: sono voci che le tabelle non coprono e che vanno costruite con documenti. Le ho viste dimenticare in richieste scritte in autonomia, anche per importi rilevanti.
Confondere le tabelle. Applicare la tabella delle microlesioni a un'invalidità del 15%, o usare valori di aggiornamenti vecchi, produce richieste sbagliate in partenza. E una richiesta sbagliata per eccesso danneggia la credibilità dell'intero caso, quanto una per difetto danneggia il portafoglio.
Se dopo aver letto questa guida vi state chiedendo da dove cominciare per il vostro caso, il primo passo non è il calcolo: è la raccolta della documentazione clinica e la valutazione del nesso tra errore e danno. Il calcolo arriva quando ci sono le fondamenta. Per capire come si inserisce nel percorso complessivo, la guida sul percorso stragiudiziale passo per passo descrive tutte le fasi.
Domande frequenti
Quando un medico sbaglia, chi paga il risarcimento?
Nella maggior parte dei casi paga l'assicurazione della struttura sanitaria. La Legge 24/2017 ha reso obbligatoria la copertura assicurativa e ha previsto che il paziente possa rivolgersi direttamente alla struttura, che risponde per contratto anche dell'operato dei propri medici. Il singolo professionista risponde in via extracontrattuale, con termini e oneri probatori diversi. Per chi chiede il risarcimento, la strada verso la struttura è quasi sempre quella più solida.
Dove trovo le tabelle ufficiali per calcolare il danno?
La Tabella Unica Nazionale è allegata al D.P.R. 12/2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Le tabelle milanesi si richiedono all'Osservatorio del Tribunale di Milano. La tabella delle microlesioni è aggiornata ogni anno con decreto del Ministero delle Imprese. Il documento in sé, però, non basta: senza una percentuale di invalidità certificata da un medico legale, la tabella non produce nessun numero utile.
Come si calcola il risarcimento in caso di morte?
In caso di decesso il risarcimento spetta ai familiari, sia per il danno da perdita del rapporto (liquidato con tabelle dedicate che considerano parentela, età e convivenza) sia, in certi casi, per il danno subito dal paziente tra l'errore e la morte. Gli importi per il coniuge e per i figli possono superare i 300 mila euro per ciascuno. Sono i casi più delicati anche sul piano umano, e quelli in cui una gestione tecnica seria fa la differenza più grande.
Le tabelle valgono anche nella trattativa stragiudiziale o solo in tribunale?
Valgono anche in trattativa, ed è il motivo per cui il percorso stragiudiziale funziona. Il liquidatore sa quanto il caso varrebbe davanti a un giudice, e su quella base si negozia. La differenza è che in trattativa si chiude in mesi anziché in anni, senza i costi e l'alea del processo. La tabella è la stessa: cambia il tavolo su cui la si mette.

Scritto da
Franco Stefanini
Patrocinatore Stragiudiziale dal 1997, esperto in responsabilità medica e tutela del paziente.
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