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Errore medico: a chi rivolgersi (e in che ordine)

Aggiornato: 10 luglio 2026

Sintesi della guida

Questa guida orienta chi sospetta un errore medico e non sa a chi rivolgersi: spiega cosa fanno URP, associazioni per i diritti del malato, medico legale, avvocato e patrocinatore stragiudiziale, quanto costano, in quali casi servono davvero e qual è la sequenza corretta delle mosse per non compromettere la possibilità di ottenere un risarcimento.

La telefonata che ricevo più spesso comincia così: "Non so nemmeno se è il numero giusto, ma non sapevo a chi rivolgermi". Chi sospetta un errore medico si trova davanti a una selva di sigle e figure professionali, ognuna delle quali si presenta come la porta d'ingresso giusta. URP, Tribunale per i diritti del malato, medico legale, studi legali specializzati, società di infortunistica.

Ognuna di queste porte esiste per un motivo e serve a qualcosa di diverso. Il problema è che nessuno spiega la mappa. Questa guida è quella mappa.

Prima di tutto i documenti

Qualunque strada sceglierete, servirà la stessa cosa: la documentazione clinica completa. Cartella clinica del ricovero, referti, lettera di dimissione, esami.

La richiesta della cartella clinica è un diritto: la Legge 24/2017, all'articolo 4, obbliga la struttura a fornire la documentazione entro 7 giorni dalla richiesta, con eventuali integrazioni entro 30. Si chiede all'ufficio cartelle cliniche dell'ospedale, di persona o via PEC, pagando i soli costi di riproduzione.

Fatelo subito, prima ancora di decidere a chi rivolgervi. La cartella non scade, ma i tempi di consegna a volte si allungano, e ogni valutazione seria parte da lì. Chiedere la cartella non impegna a nulla e non è un atto ostile verso nessuno.

Le strade possibili

Le figure a cui potete rivolgervi sono cinque, e rispondono a domande diverse.

L'URP risponde a "voglio segnalare un disservizio". Le associazioni rispondono a "ho bisogno di orientamento e non so nulla". Il medico legale risponde a "c'è stato davvero un errore, e quanto è grave il danno?". L'avvocato risponde a "voglio fare causa". Il patrocinatore stragiudiziale risponde a "voglio il risarcimento senza passare dal tribunale, se possibile".

Come si vede, non sono alternative equivalenti: sono strumenti per fasi e obiettivi diversi. Vediamoli uno per uno.

URP e uffici reclami

Ogni azienda sanitaria ha un Ufficio Relazioni con il Pubblico che raccoglie segnalazioni e reclami. Presentare un reclamo all'URP è gratuito, si fa con una lettera o un modulo, e la struttura ha l'obbligo di rispondere.

A cosa serve davvero: a mettere a verbale l'accaduto, ottenere spiegazioni formali e far scattare le verifiche interne. La risposta dell'URP diventa un documento del caso.

Cosa non fa: il reclamo URP non interrompe la prescrizione, non apre un sinistro assicurativo e non porta a un risarcimento. Ho visto famiglie fermarsi al reclamo convinte di aver "avviato la pratica", e scoprire anni dopo che sul piano risarcitorio non era partito niente.

Usatelo per quello che è: un primo atto documentale, utile ma non sufficiente.

Le associazioni dei malati

Il Tribunale per i diritti del malato (che nonostante il nome non è un tribunale, ma una rete di Cittadinanzattiva) e le altre associazioni di tutela offrono ascolto, orientamento e in alcuni casi una prima valutazione gratuita attraverso professionisti convenzionati.

Sono un buon punto di partenza quando si è completamente disorientati e si vuole un parere indipendente senza impegni. I limiti stanno nella capacità operativa: le associazioni gestiscono volumi enormi con risorse limitate, e per la gestione vera e propria di una richiesta di risarcimento vi indirizzeranno comunque verso un professionista.

Il medico legale

È la figura più sottovalutata dell'intero percorso, e paradossalmente la più decisiva. Il medico legale esamina la documentazione clinica e risponde alle due domande da cui dipende tutto: c'è stata una condotta scorretta? E quel danno è conseguenza di quella condotta?

Senza queste due risposte, ogni richiesta di risarcimento è un'opinione. Con queste due risposte scritte in una perizia, la richiesta diventa un caso.

Una valutazione preliminare da parte di un medico legale costa in genere da 300 a 800 euro; una perizia completa, con specialista della materia, da 1.500 euro in su a seconda della complessità. Sembra un costo evitabile. È l'opposto: è il filtro che vi dice se il caso esiste, prima di investire tempo ed energie emotive in un percorso lungo. Sappiate anche che nei percorsi a risultato, come quello che seguo io, la perizia viene coordinata all'interno del mandato e non vi viene chiesto nessun anticipo.

Attenzione a un punto: il medico legale valuta, non gestisce. Non scrive richieste alla struttura, non tratta con le assicurazioni, non segue la procedura. Per quello servono le due figure successive.

Avvocato o patrocinatore stragiudiziale

Qui arriva la scelta che genera più confusione, e le va dedicato spazio.

L'avvocato è il professionista abilitato a rappresentarvi in giudizio. Se il caso finirà davanti a un giudice, l'avvocato è obbligatorio e insostituibile. Molti studi specializzati in responsabilità sanitaria lavorano bene anche nella fase precedente alla causa.

Il patrocinatore stragiudiziale è il professionista specializzato nella gestione del risarcimento fuori dal tribunale: raccolta e analisi della documentazione, coordinamento della perizia medico legale, messa in mora della struttura, apertura del sinistro, trattativa con la compagnia assicurativa fino alla definizione. È una professione riconosciuta ai sensi della Legge 4/2013, con requisiti definiti dalla norma UNI 11477.

La differenza pratica sta nel terreno di gioco. La grande maggioranza dei casi di responsabilità sanitaria si chiude senza causa, in trattativa. Ed è un dato che sorprende chi immagina aule di tribunale: il contenzioso giudiziario è lungo (spesso oltre i 4-5 anni), costoso e incerto anche per chi ha ragione, e le stesse compagnie preferiscono definire i casi fondati prima di arrivarci.

Ho dedicato una guida intera alla scelta tra le due figure, con i criteri concreti e i costi: patrocinatore stragiudiziale e avvocato a confronto. La sintesi è questa: se il caso ha basi solide, il percorso stragiudiziale è quasi sempre il primo da tentare, e la via giudiziaria resta aperta se la trattativa fallisce.

Ordine giusto delle mosse

Ricapitolo la sequenza che consiglio, maturata su vent'anni di casi.

1. Richiedete la cartella clinica. Subito, senza aspettare. È il materiale grezzo di ogni valutazione.

2. Fate valutare il caso da chi ha competenza medico legale. Prima di firmare mandati o promettere percentuali a qualcuno, serve sapere se l'errore c'è e se il nesso col danno regge. Una valutazione preliminare seria si può ottenere anche gratuitamente: nel mio studio funziona così, e il motivo è pratico, non promozionale: accetto solo casi che una valutazione tecnica dice essere fondati.

3. Scegliete chi gestirà il percorso. Patrocinatore stragiudiziale per la trattativa, avvocato se e quando serve il giudice. Diffidate di chi vi spinge verso la causa come prima opzione senza avervi spiegato l'alternativa.

4. Solo allora, la richiesta formale. La lettera di messa in mora interrompe la prescrizione e apre il sinistro. Fatta bene, mette il caso su un binario. Fatta male, lo fa deragliare in partenza.

Un'ultima cosa sul tempo. La prescrizione verso la struttura è di 10 anni, verso il singolo medico di 5. Sembrano orizzonti lunghi, ma i casi si costruiscono meglio quando i ricordi sono freschi, i testimoni rintracciabili e la documentazione facile da recuperare. Chi aspetta "per vedere come va" di solito non guadagna niente e perde qualcosa.

Domande frequenti

Dove posso trovare assistenza gratuita per un caso di malasanità?

Le associazioni come il Tribunale per i diritti del malato offrono orientamento gratuito. Molti professionisti, me compreso, offrono la valutazione preliminare del caso senza costi: si paga solo se il percorso parte, spesso con compensi legati al risultato. Il gratuito patrocinio a spese dello Stato esiste per la via giudiziaria, sotto una soglia di reddito. Diffidate invece di chi si presenta come "tutto gratuito" senza spiegare come si remunera: nel risarcimento nessuno lavora gratis, e la trasparenza sui compensi è il primo test di serietà.

Devo prima fare il reclamo all'URP e poi rivolgermi a un professionista?

No, l'ordine non è obbligato e il reclamo URP non è un prerequisito. Potete farlo in parallelo: è utile come atto documentale, ma non sostituisce la messa in mora formale, che è l'atto con effetti giuridici sul risarcimento. Se il caso è serio, la priorità è la cartella clinica e la valutazione tecnica, non il reclamo.

Quanto tempo ho per agire?

Dieci anni per agire verso la struttura sanitaria (responsabilità contrattuale), cinque verso il singolo professionista (extracontrattuale). Il termine decorre da quando il danno è conoscibile, non necessariamente dal giorno dell'evento: per i danni che emergono a distanza di tempo, come le infezioni o gli errori diagnostici, il punto di partenza può essere successivo. È una valutazione tecnica da fare caso per caso, e un motivo in più per muoversi presto.

E se non voglio soldi, ma solo che non succeda ad altri?

È una motivazione che rispetto e che sento spesso. In quel caso gli strumenti sono la segnalazione all'URP e alla direzione sanitaria, che attiva il sistema di gestione del rischio clinico della struttura. Vale però una considerazione: la richiesta di risarcimento è essa stessa un meccanismo che obbliga la struttura a riesaminare l'accaduto, e le condotte che costano vengono corrette più in fretta di quelle che vengono solo segnalate.

Franco Stefanini, Patrocinatore Stragiudiziale

Scritto da

Franco Stefanini

Patrocinatore Stragiudiziale dal 1997, esperto in responsabilità medica e tutela del paziente.

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