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Caso studio · Dimissioni ripetute

Una sepsi dietro i ritorni in pronto soccorso

Torna una prima volta, poi una seconda: il dolore non passa. All'ultimo accesso è già sepsi. Il ritorno di un paziente non è una ripetizione, è una nuova informazione.

Scheda del caso

Paziente
Lucia, 63 anni
Motivo del ricovero
Un dolore intenso a una gamba, vicino all'inguine e al gluteo.
Condizioni all'ingresso
Autonoma, con dolore in aumento. Il disturbo viene interpretato come problema muscolare o nervoso.

Il nome è di fantasia. Per tutela della riservatezza, il nome reale del paziente non viene pubblicato.

Cosa è successo, passo dopo passo

La sequenza clinica

  1. Il primo accesso

    Lucia, ancora autonoma, arriva con un dolore intenso a gamba, inguine e gluteo. Viene interpretato come problema muscolare o nervoso: terapia e dimissione.

  2. Il ritorno

    Dolore persistente

    Il dolore non passa: Lucia torna in pronto soccorso. Il ritorno porta una nuova informazione — la prima cura non ha funzionato.

  3. La seconda dimissione

    Anche questa volta l'infezione che sarà poi diagnosticata non viene individuata. Viene nuovamente rimandata a casa.

  4. Il peggioramento

    Dolore in più sedi

    La terapia non risolve, le condizioni peggiorano. Il dolore interessa più zone e rende sempre più difficili i movimenti.

  5. L'ultimo accesso

    Sepsi

    Il quadro è ormai gravissimo: una profonda infezione dei tessuti si è diffusa nel sangue. È sepsi.

  6. Esito

    Interventi urgenti e invasivi, una stomia, lunghe cure. Lucia sopravvive, ma perde gran parte della sua autonomia.

Chi era Lucia

Lucia non è più giovanissima, ma è autonoma: cammina, gestisce le sue giornate, non dipende dagli altri. Un giorno compare un dolore intenso a una gamba, vicino all'inguine e al gluteo. Aumenta, e le impedisce di muoversi normalmente.

Va in pronto soccorso con una richiesta semplice: capire da cosa dipende e tornare come prima. Viene visitata, riceve una terapia e viene dimessa. Ma il dolore non passa.

Dove nasce il dubbio

Quando un paziente torna una seconda volta perché il dolore persiste, non sta ripetendo la stessa richiesta: sta portando una nuova informazione. La prima cura non ha funzionato, la prima spiegazione potrebbe non bastare più.

La prima diagnosi può essere stata ragionevole nel momento in cui è stata formulata. È il mancato miglioramento, e il ritorno, a imporre di riconsiderarla.

Perché questo caso conta per te

Tornare in pronto soccorso non è disturbare. Se un dolore continua, cambia o peggiora, il modo migliore per farsi ascoltare è raccontare che cosa è cambiato rispetto alla volta precedente, e chiedere che la prima diagnosi venga rimessa in discussione.

Non tutte le dimissioni sono sbagliate e non ogni peggioramento dipende da un errore. Ma quando una persona torna più volte per lo stesso disturbo, quel ritorno merita attenzione.

Dove nasce la responsabilità

Una sequenza di scelte e omissioni

  • 01

    Il dolore che aumenta e cambia sede, di accesso in accesso, non porta a una rivalutazione della prima diagnosi.

  • 02

    Il ritorno della paziente non viene letto come il segnale che la prima spiegazione non era più sufficiente.

  • 03

    La grave infezione dei tessuti profondi non viene individuata negli accessi intermedi, quando il trattamento poteva essere più efficace.

  • 04

    L'infezione viene affrontata solo quando è ormai diffusa nel sangue, con sepsi e interventi non più evitabili.

Il metodo che fa la differenza

Rigo per rigo, farmaco per farmaco

01

Ricostruzione degli accessi

Ogni accesso, con i sintomi riferiti, gli esami eseguiti e le diagnosi formulate, rimesso in fila nel tempo.

02

Il ritorno come informazione

Il riaccesso non come nuova visita a sé, ma come dato che imponeva di riconsiderare la prima interpretazione.

03

Confronto con le linee guida

Le raccomandazioni sul riconoscimento delle infezioni dei tessuti profondi e sul trattamento precoce della sepsi.

04

Verifica dei tempi

Quando i segnali erano già presenti e quando, se mai, sono stati affrontati.

Lo scarto dalle regole

Cosa è successo, cosa prevedevano le regole

Il dolore aumenta e cambia sede, ma la diagnosi iniziale non viene rivista.

Un dolore che peggiora e si estende impone di riconsiderare la prima interpretazione e ampliare gli accertamenti.

La paziente torna più volte e viene ogni volta dimessa.

Il ritorno di un paziente per lo stesso disturbo è un dato clinico che richiede una rivalutazione, non una nuova dimissione.

L'infezione profonda viene riconosciuta solo quando è già sepsi.

Le infezioni gravi dei tessuti vanno sospettate e trattate precocemente, prima che l'organismo entri in shock.

L'esito

La ricostruzione ha fatto emergere elementi seri: gli accessi ripetuti per un dolore che peggiorava imponevano di riconsiderare la diagnosi, e un trattamento anticipato avrebbe potuto ridurre le conseguenze. Su questa base il caso è stato portato nel contraddittorio stragiudiziale, a tutela della persona e dei suoi familiari. La responsabilità è oggetto di valutazione e non è ancora definita.

Caso reale in corso di trattazione. Nome, luoghi, età e alcuni particolari sono stati modificati per tutelare la riservatezza. La responsabilità è oggetto di valutazione e contraddittorio nelle sedi competenti. Ogni caso è diverso e va valutato nella sua concretezza: nulla di quanto qui riportato costituisce una promessa o una garanzia di risultato.
Franco Stefanini, Patrocinatore Stragiudiziale

Scritto da

Franco Stefanini

Patrocinatore Stragiudiziale dal 1997, esperto in responsabilità medica e tutela del paziente.

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