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Farmaci ad alto rischio: cosa deve fare l'ospedale, cosa può fare la famiglia

Aggiornato: 5 aprile 2026

Sintesi della guida

Questa guida spiega cosa sono i farmaci ad alto rischio e i farmaci LASA secondo la Raccomandazione Ministeriale n.7 del Ministero della Salute. Descrive gli obblighi delle strutture sanitarie nella gestione di questi farmaci, i diritti del paziente e della famiglia, e il percorso di tutela stragiudiziale quando un errore nella terapia farmacologica causa un danno.

Un farmaco può salvare la vita. Lo stesso farmaco, somministrato alla dose sbagliata, al paziente sbagliato, o confuso con un altro che ha un nome simile, può causare danni gravissimi. Non è un'ipotesi teorica: gli errori nella terapia farmacologica sono tra gli eventi avversi più frequenti nel sistema sanitario italiano.

Questo non vuol dire che ogni errore di terapia sia frutto di negligenza. Ma vuol dire che esistono regole precise per prevenirli, e che quando queste regole non vengono rispettate, chi ne subisce le conseguenze ha il diritto di essere tutelato.

Errori nella terapia farmacologica in Italia

Dati elaborati dal Ministero della Salute, AIFA e letteratura scientifica

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Errori di terapia segnalati ogni anno

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% che coinvolgono farmaci ad alto rischio

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Errori LASA (confusione per nome/aspetto)

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Errori che causano danno al paziente

Fonte: Ministero della Salute, Report Nazionale Monitoraggio Errori in Terapia; AIFA

Cosa sono i farmaci ad alto rischio

I farmaci ad alto rischio sono quelli che, se usati in modo errato, possono causare danni particolarmente gravi o irreversibili. Non sono farmaci "pericolosi" in sé: sono farmaci potenti, spesso indispensabili, che richiedono una gestione attentissima.

Le categorie principali includono:

Anticoagulanti (eparina, warfarin, nuovi anticoagulanti orali): un errore nel dosaggio può causare emorragie gravi o, al contrario, trombosi.

Insulina: un sovradosaggio può provocare ipoglicemia severa, con danni neurologici. Un sottodosaggio può portare a chetoacidosi diabetica.

Chemioterapici: la finestra terapeutica è strettissima. Un errore nel dosaggio o nella via di somministrazione può avere conseguenze devastanti.

Oppiacei (morfina, fentanyl): un sovradosaggio può causare depressione respiratoria e morte.

Elettroliti concentrati (potassio cloruro, sodio cloruro ipertonico): se somministrati in modo errato possono causare aritmie cardiache fatali.

Questi farmaci non dovrebbero essere gestiti con la stessa routine di un antidolorifico comune. Eppure, in strutture sotto pressione, dove il personale è insufficiente e i turni sono estenuanti, capita che la cautela venga sacrificata alla velocità.

Cosa dice la Raccomandazione n.7

La Raccomandazione Ministeriale n. 7 è dedicata alla prevenzione della morte, coma o danno grave derivante da errori in terapia farmacologica. È una delle 19 Raccomandazioni del Ministero della Salute per la prevenzione degli eventi sentinella.

Il documento impone alle strutture sanitarie di:

Mantenere un elenco aggiornato dei farmaci ad alto rischio disponibili in struttura, con indicazioni chiare su dosaggi massimi, vie di somministrazione, interazioni pericolose.

Adottare procedure di doppio controllo indipendente per la preparazione e la somministrazione dei farmaci ad alto rischio: due operatori verificano indipendentemente il farmaco, il dosaggio, il paziente.

Separare fisicamente i farmaci ad alto rischio dagli altri, con etichettatura chiara e distinta.

Formare il personale sulla gestione di questi farmaci e verificare periodicamente l'applicazione dei protocolli.

Queste non sono linee guida facoltative. Sono standard di sicurezza che definiscono il livello minimo di diligenza atteso da una struttura sanitaria italiana.

I farmaci LASA

Farmaci LASA sta per "Look-Alike Sound-Alike": farmaci che si assomigliano per aspetto (confezione, colore, forma) o per nome (suono simile quando pronunciati). La confusione tra farmaci LASA è una delle cause più frequenti di errori in terapia.

Alcuni esempi reali che hanno causato eventi avversi in Italia: Losartan e Lisinopril (nomi simili, usi diversi), Taxol e Taxotere (chemioterapici con indicazioni diverse), Celebrex e Cerebyx (antinfiammatorio vs antiepilettico). La lista è lunga e l'AIFA la aggiorna periodicamente.

La Raccomandazione n.7 impone alle strutture di mantenere un elenco dei farmaci LASA presenti nel prontuario e di adottare misure specifiche: etichette con grafica differenziata (tall man lettering, dove le lettere che distinguono i nomi sono in maiuscolo), separazione fisica nei magazzini, alert nei sistemi informatici di prescrizione.

Infografica sui farmaci ad alto rischio e LASA - Raccomandazione Ministeriale n.7
Raccomandazione n.7: le categorie di farmaci ad alto rischio e le misure di prevenzione obbligatorie per le strutture sanitarie.

Esempi di confusione LASA in Italia

Capire concretamente quali farmaci sono stati scambiati, e con quali conseguenze, aiuta a rendere il rischio meno astratto. Ecco tre situazioni documentate nel contesto italiano che illustrano bene il problema.

Morfina solfato e magnesio solfato. I due nomi si assomigliano e le confezioni, in alcuni reparti, venivano conservate vicine. La confusione tra i due ha portato in alcuni casi alla somministrazione di morfina a pazienti che avrebbero dovuto ricevere un integratore elettrolitico, con conseguente depressione respiratoria. Questo tipo di scambio è tra quelli segnalati con maggiore frequenza al sistema di sorveglianza del Ministero della Salute.

Potassio cloruro concentrato e soluzione fisiologica. Le fiale di potassio cloruro al 10% e alcune soluzioni saline hanno dimensioni e aspetto sovrapponibili. Il potassio, somministrato in bolo diretto senza la dovuta diluizione, può causare arresto cardiaco in pochi minuti. Per questa ragione la Raccomandazione n.7 impone che il potassio cloruro concentrato non sia mai conservato nei frigoriferi di reparto, ma solo in farmacia, da preparare e dispensare dose per dose.

Glibenclamide e glipizide. Entrambi sono ipoglicemizzanti orali della stessa classe farmacologica, con nomi foneticamente simili e confezioni spesso identiche nella forma. Uno scambio tra i due può sembrare meno drammatico, ma porta a dosaggi errati in pazienti diabetici anziani, con rischio di ipoglicemia grave, soprattutto in chi ha funzionalità renale ridotta. La confusione tra ipoglicemizzanti è tra le segnalazioni ricorrenti nelle farmacovigilanze regionali italiane.

Questi esempi non servono a creare allarme, ma a chiarire che la prevenzione LASA non è una formalità burocratica: è una misura concreta, con conseguenze reali quando non viene applicata.

Cosa deve fare l'ospedale

Gli obblighi della struttura non si esauriscono nell'avere un elenco e un protocollo. La Raccomandazione n.7 richiede un sistema integrato di sicurezza farmacologica che copra tutte le fasi del percorso del farmaco.

Prescrizione: il medico deve prescrivere il farmaco in modo chiaro, leggibile (preferibilmente elettronico), indicando il principio attivo, il dosaggio, la via di somministrazione, la frequenza. Le abbreviazioni ambigue sono vietate.

Preparazione: il farmaco deve essere preparato in un ambiente dedicato, senza distrazioni. Per i farmaci ad alto rischio, la preparazione deve essere verificata da un secondo operatore.

Somministrazione: prima di somministrare, l'infermiere deve verificare i "5 giusti": giusto paziente, giusto farmaco, giusta dose, giusta via, giusto orario. Per i farmaci ad alto rischio, la verifica deve essere documentata.

Monitoraggio: dopo la somministrazione, il paziente deve essere monitorato per individuare tempestivamente eventuali reazioni avverse.

Tipologia di errori nella terapia farmacologica

Distribuzione percentuale per fase del processo

Fonte: Ministero della Salute, Monitoraggio Errori in Terapia

Cosa puoi fare tu

Come paziente o familiare, non puoi (e non devi) sostituirti al personale sanitario. Ma puoi essere un interlocutore attivo nella sicurezza della terapia.

Conosci la tua terapia. Chiedi sempre il nome dei farmaci che ti vengono somministrati, il dosaggio, lo scopo. Se sei un familiare che assiste un parente, tieni una lista aggiornata dei farmaci in corso, con dosaggi e orari. Questa lista può essere salvavita nel momento in cui il paziente viene trasferito o dimesso.

Comunica le allergie. All'ingresso in ospedale, dichiara ogni allergia farmacologica nota. Assicurati che sia registrata nella cartella clinica. Se il paziente non è in grado di comunicare, il familiare deve farlo al suo posto.

Osserva la somministrazione. Non è maleducazione chiedere: "Scusi, mi conferma che questo è il farmaco X nella dose Y?". È un tuo diritto, e un infermiere competente lo apprezza.

Segnala subito le reazioni. Se dopo la somministrazione di un farmaco compaiono sintomi insoliti (eruzioni cutanee, difficoltà respiratorie, alterazioni dello stato di coscienza, dolore), segnala immediatamente. Non aspettare il giro visite.

Se tuo familiare è ricoverato e non è in grado di comunicare, il tuo ruolo di "occhi e orecchie" diventa ancora più importante. Chiedi di essere coinvolto nelle decisioni terapeutiche. Hai il diritto di essere informato, a meno che il paziente non abbia espressamente escluso la comunicazione a terzi.

Quando l'errore è risarcibile

Non ogni errore di terapia genera una responsabilità risarcitoria. Ma quando ci sono tre elementi, il quadro cambia.

L'errore è documentabile. Dalla cartella clinica risulta che il farmaco somministrato, il dosaggio o la via di somministrazione non corrispondevano alla prescrizione, o che la prescrizione stessa era errata rispetto alla diagnosi.

Il danno è concreto. Il paziente ha subito una conseguenza misurabile: una reazione avversa grave, un peggioramento delle condizioni, un'invalidità temporanea o permanente, in casi estremi il decesso.

Il protocollo non è stato rispettato. La struttura non ha seguito le indicazioni della Raccomandazione n.7: mancato doppio controllo, farmaci LASA non separati, prescrizione illeggibile, assenza di monitoraggio post-somministrazione.

Se questi tre elementi sono presenti, c'è una base solida per un percorso di tutela stragiudiziale. La Legge 24/2017 conferma la responsabilità diretta della struttura sanitaria per questi eventi.

Domande frequenti

Se l'infermiere ha somministrato il farmaco sbagliato per distrazione, la struttura è comunque responsabile?

In linea generale, sì. La responsabilità della struttura sanitaria non dipende dall'intenzione del singolo operatore, ma dall'organizzazione complessiva del lavoro. Se la struttura non aveva adottato le misure previste dalla Raccomandazione n.7, come il doppio controllo indipendente o la separazione fisica dei farmaci LASA, ha già mancato al suo obbligo di sicurezza. Un errore individuale commesso in un sistema privo di quei presidi di controllo è anche un errore di sistema. La Legge 24/2017 distingue la responsabilità del professionista da quella della struttura proprio per questa ragione.

Come faccio a sapere se il farmaco somministrato era un LASA e se l'ospedale aveva l'elenco aggiornato?

Puoi richiederlo direttamente alla struttura. Ogni ospedale che applica correttamente la Raccomandazione n.7 deve avere un elenco dei farmaci LASA del proprio prontuario, accessibile su richiesta. Puoi farne richiesta per iscritto alla Direzione Sanitaria. Se la struttura non lo produce, o dichiara di non averlo, è un elemento che pesa nella valutazione del caso. Anche i referti, le note infermieristiche e il registro delle somministrazioni possono contenere informazioni utili a ricostruire cosa è stato effettivamente somministrato.

Quanto tempo ho per avviare un percorso di tutela stragiudiziale dopo un errore di terapia?

Il termine generale di prescrizione per i danni da responsabilità sanitaria è di dieci anni quando si contesta la responsabilità contrattuale della struttura, e di cinque anni per la responsabilità extracontrattuale del singolo professionista. Ma il tempo conta anche per ragioni pratiche: più si aspetta, più è difficile recuperare documentazione completa e ricostruire la sequenza degli eventi con precisione. Se sospetti che sia avvenuto un errore, è utile raccogliere i documenti e fare una prima valutazione il prima possibile, anche solo per capire se il caso ha fondamento.

Come procedere

Se sospetti che un errore nella terapia farmacologica abbia causato un danno a te o a un tuo familiare, ecco i passi da seguire.

Primo: richiedi immediatamente la cartella clinica completa, incluse le note infermieristiche e il registro delle somministrazioni. Questi documenti registrano ogni farmaco somministrato, il dosaggio, l'orario, l'operatore.

Secondo: conserva ogni documento che hai, inclusi referti, lettere di dimissione, prescrizioni. Se hai tenuto un diario con annotazioni proprie, conservalo.

Terzo: non accettare spiegazioni vaghe. Se ti viene detto "c'è stata una piccola variazione nella terapia" senza dettagli, chiedi una spiegazione scritta. Hai diritto alla trasparenza.

Quarto: non perdere tempo con segnalazioni generiche all'URP dell'ospedale. Hanno un valore limitato e non attivano nessuna procedura formale di risarcimento.

Il percorso stragiudiziale parte da una valutazione gratuita del caso, in cui analizzo la documentazione clinica insieme al mio team medico-legale. Se i presupposti ci sono, si procede con la comunicazione formale alla struttura. Se non ci sono, te lo dico con chiarezza, così eviti di investire tempo ed energie in un percorso senza fondamento.

Per capire come raccogliere la documentazione nel modo giusto, leggi la guida su come fare una segnalazione efficace. Per capire come funzionano i farmaci a casa dopo la dimissione, c'è la guida sull'uso sicuro dei farmaci a domicilio. E se il problema è avvenuto durante un cambio di reparto o alla dimissione, la guida sulla riconciliazione terapeutica affronta esattamente quel tema.

FS

Franco Stefanini

Patrocinatore Stragiudiziale, esperto in responsabilità medica e risarcimenti per errori sanitari

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