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Cadute in ospedale e gestione del triage: quando le procedure vengono disattese

Aggiornato: 5 aprile 2026

Sintesi della guida

Questa guida affronta due temi distinti ma collegati: le cadute dei pazienti durante il ricovero ospedaliero (Raccomandazione Ministeriale n.13) e gli errori nella gestione del triage al pronto soccorso (Raccomandazione Ministeriale n.15). Spiega gli obblighi della struttura sanitaria, i diritti del paziente e dei familiari, e il percorso di tutela stragiudiziale quando queste situazioni causano un danno.

Una caduta in ospedale non è mai "solo una caduta". E un codice triage sbagliato non è mai "solo un errore di valutazione". Dietro a ciascuno di questi eventi c'è una persona che si è fidata di un sistema che avrebbe dovuto proteggerla, e quel sistema non ha funzionato come doveva.

Parlo di questi due temi insieme perché nella mia esperienza li vedo spesso intrecciati. Un paziente anziano arriva al pronto soccorso, viene classificato con un codice di bassa priorità, attende ore. Oppure un paziente ricoverato cade dal letto durante la notte perché nessuno ha valutato il suo rischio di caduta. Sono situazioni diverse, ma la radice è la stessa: procedure di sicurezza che esistono sulla carta e non vengono applicate nella pratica.

Cadute in ospedale: i numeri in Italia

Dati elaborati dal Ministero della Salute e dalla letteratura scientifica nazionale

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Cadute in ospedale segnalate ogni anno

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Pazienti over 65 tra i caduti

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Cadute con esito frattura

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Strutture con scala Morse attiva

Fonte: Ministero della Salute, Report Eventi Sentinella; Istituto Superiore di Sanità

Le cadute in ospedale

Quando un paziente cade durante il ricovero, la prima reazione della famiglia è spesso lo shock. Come è possibile che in un luogo dove si è "sorvegliati" si possa cadere? La risposta, purtroppo, è che gli ospedali sono ambienti complessi: pavimenti scivolosi, letti troppo alti, farmaci che causano vertigini, pazienti confusi che si alzano di notte senza assistenza.

Nella maggior parte dei casi, la caduta di un paziente ricoverato è un evento prevedibile, altro che incidente casuale. E proprio perché è prevedibile, il Ministero della Salute ha dedicato un'intera raccomandazione alla sua prevenzione.

Le conseguenze possono essere gravi: fratture del femore (specialmente negli anziani), traumi cranici, ematomi che richiedono intervento, e in alcuni casi un peggioramento delle condizioni generali che allunga il ricovero di settimane. Per un paziente anziano, una frattura del femore può significare la perdita definitiva dell'autonomia.

Se tuo padre, tua madre o un altro familiare ha subito una caduta durante un ricovero, la prima cosa da sapere è che raramente si tratta di una fatalità: spesso è un evento che la struttura avrebbe dovuto prevedere e prevenire.

Cosa prevede la Raccomandazione n.13

La Raccomandazione Ministeriale n. 13 è dedicata alla prevenzione e gestione delle cadute in ospedale. Non è un documento generico: contiene indicazioni operative precise che ogni struttura è tenuta a seguire.

Valutazione del rischio di caduta all'ingresso. Ogni paziente, al momento del ricovero, deve essere valutato con una scala validata (la più usata è la scala Morse). La valutazione deve tenere conto dell'età, della mobilità, dei farmaci assunti, dello stato cognitivo. Se il paziente è ad alto rischio, devono essere attivate misure specifiche.

Misure di prevenzione. Per i pazienti ad alto rischio: spondine al letto (quando indicate e non controindicate), altezza del letto regolata, illuminazione notturna adeguata, percorsi liberi da ostacoli, calzature adeguate, assistenza alla deambulazione, revisione dei farmaci che possono causare instabilità.

Gestione dell'evento. Se una caduta avviene, deve essere immediatamente segnalata nel sistema di incident reporting della struttura. Il paziente deve essere valutato clinicamente. La caduta deve essere documentata nella cartella clinica con data, ora, circostanze, conseguenze.

Formazione del personale. Gli operatori devono essere formati sulla prevenzione delle cadute e sulla gestione dell'evento. La formazione deve essere documentata.

Se tuo familiare è caduto e nessuno ti ha informato, se non è stata fatta la valutazione del rischio all'ingresso, se le spondine non c'erano, se il pavimento era bagnato e nessuno l'aveva segnalato, la struttura ha violato la Raccomandazione n.13. E questo conta.

Il triage al pronto soccorso

Il triage è il sistema di classificazione che determina la priorità con cui un paziente viene visitato al pronto soccorso. Non è un sistema perfetto, ma è lo strumento con cui il SSN gestisce l'accesso alle cure d'urgenza.

Codici triage in Italia
I codici triage del SSN italiano e i tempi massimi previsti.

Dal 2019, l'Italia ha adottato un sistema a 5 codici numerici (1 = emergenza, 5 = non urgenza), sostituendo i vecchi codici colore. La Raccomandazione Ministeriale n. 15 stabilisce che il triage deve essere effettuato da personale infermieristico formato, seguendo protocolli validati, e che la rivalutazione deve avvenire a intervalli regolari durante l'attesa.

Il triage non è un giudizio definitivo. È una valutazione iniziale che può e deve essere aggiornata. Se le condizioni del paziente cambiano durante l'attesa, il codice deve essere rivalutato. Se questo non avviene, e le condizioni peggiorano, siamo di fronte a una mancata rivalutazione, non a un semplice errore iniziale.

Quando il triage è sbagliato

Un codice triage sbagliato diventa un problema serio quando porta a un ritardo diagnostico o terapeutico che causa un danno. Non ogni attesa lunga al pronto soccorso è un errore di triage. Ma ci sono situazioni chiare.

Un paziente con dolore toracico classificato come codice 4 (bassa priorità) che poi risulta avere un infarto in corso. Un bambino con febbre alta e rigidità nucale classificato come codice 3 che sviluppa una meningite. Un paziente con dolore addominale acuto sottovalutato che poi necessita di un intervento d'urgenza per peritonite.

In questi casi, la domanda non è "il triage era sbagliato?" in astratto. La domanda è: le informazioni disponibili al momento del triage avrebbero dovuto portare a una classificazione diversa? E la rivalutazione è avvenuta nei tempi previsti?

Per contestare un codice triage, puoi fare due cose immediatamente. La prima: chiedi esplicitamente all'infermiere di rivalutare il codice, spiegando i sintomi che ti preoccupano. Hai il diritto di farlo, e la richiesta deve essere registrata. La seconda: se le condizioni peggiorano visibilmente durante l'attesa, segnalalo subito al personale. Non aspettare il tuo turno.

Se il danno è già avvenuto, quello che conta è la documentazione. Il verbale del pronto soccorso registra il codice triage assegnato, l'ora di arrivo, l'ora della visita, gli accertamenti fatti. Questi dati, incrociati con la diagnosi finale, possono evidenziare un ritardo che non doveva esserci.

Documentare e segnalare

Sia per le cadute che per gli errori di triage, la documentazione è il fondamento di qualsiasi percorso di tutela. Senza documenti, ci sono solo parole. E le parole, nel tempo, perdono peso.

Per le cadute in ospedale:

Chiedi immediatamente che la caduta venga registrata nella cartella clinica, se non lo è già. Chiedi di sapere se era stata fatta la valutazione del rischio di caduta all'ingresso. Chiedi copia della scheda di incident reporting. Fotografa la zona dove è avvenuta la caduta, se possibile: pavimento bagnato, ostacoli, spondine assenti.

Annota tutto nel tuo diario: data, ora, circostanze, chi era presente, cosa ti è stato detto. Se c'erano testimoni (altri pazienti, visitatori), prendi nota dei loro nomi.

Per gli errori di triage:

Conserva il foglio di accettazione del pronto soccorso. Richiedi il verbale completo, che include il codice triage, gli orari, le rivalutazioni (se ci sono state). Se hai chiamato il 118, richiedi anche il verbale del servizio di emergenza, che contiene la valutazione iniziale fatta dal personale dell'ambulanza.

In entrambi i casi, la guida su come fare una segnalazione efficace ti spiega come costruire una comunicazione che abbia valore formale, non solo emotivo.

Tutela stragiudiziale

Quando una caduta in ospedale causa un danno significativo, o quando un errore di triage ha portato a un ritardo nelle cure con conseguenze sulla salute, ci sono i presupposti per un percorso di tutela.

Il punto di partenza è sempre la valutazione del caso. Non ogni caduta e non ogni attesa al pronto soccorso configurano una responsabilità della struttura. Ma quando c'è la violazione di un protocollo (Raccomandazione n.13 o n.15), un danno documentato e un nesso tra i due, la base c'è.

Il percorso stragiudiziale che seguo in questi casi parte dalla raccolta e analisi della documentazione clinica. Si procede con una valutazione medico-legale che stabilisce se il danno è riconducibile a una carenza organizzativa della struttura. Se la valutazione è positiva, si costruisce la comunicazione formale che attiva la procedura risarcitoria.

La Legge 24/2017 è il riferimento normativo per questi casi. Stabilisce la responsabilità diretta della struttura sanitaria per i danni causati da carenze organizzative, e prevede l'obbligo di assicurazione. In pratica, la struttura non può sottrarsi alla richiesta risarcitoria sostenendo che "è colpa del singolo infermiere": la responsabilità organizzativa è della struttura.

Per approfondire come funziona una comunicazione formale alla struttura, puoi leggere la guida sulla lettera di messa in mora.

Un caso che vedo spesso: un paziente anziano cade di notte, la caduta non viene documentata, il familiare lo scopre solo il giorno dopo vedendo un ematoma. In questi casi, la mancata documentazione è di per sé un aggravante. La struttura aveva l'obbligo di segnalare l'evento e informare la famiglia. Se non l'ha fatto, la responsabilità si rafforza.

Non sottovalutare l'importanza di agire con metodo. Una lettera scritta con i criteri giusti, nei tempi giusti, alle persone giuste, è molto più efficace di dieci telefonate arrabbiate alla direzione sanitaria. Il percorso stragiudiziale esiste proprio per questo: per trasformare una situazione di danno in un percorso strutturato che porta a risultati concreti.

Domande frequenti

Mio padre è caduto in ospedale, ma la struttura dice che era agitato e si è alzato da solo. Questo esclude la loro responsabilità?

No, non la esclude automaticamente. Anzi, l'agitazione del paziente è proprio uno dei fattori di rischio che la Raccomandazione n.13 richiede di valutare e gestire in modo attivo. Se il paziente era noto per essere agitato o confuso, la struttura avrebbe dovuto adottare misure preventive specifiche: sorveglianza più frequente, letto regolato all'altezza minima, eventuale segnalazione al medico per una rivalutazione farmacologica. Il fatto che il paziente si sia alzato da solo non sposta la responsabilità sulla famiglia o sul paziente. Sposta l'attenzione su cosa la struttura aveva fatto, o non fatto, per prevenire quel momento.

Quanto tempo ho per agire dopo una caduta in ospedale o un errore di triage?

I termini di prescrizione per la responsabilità delle strutture sanitarie sono in generale di dieci anni, ma non conviene aspettare. Con il passare del tempo le memorie si sbiadiscono, i testimoni diventano più difficili da rintracciare e la documentazione può essere dispersa o diventare più complicata da ottenere. La cosa più utile è avviare la raccolta dei documenti e una prima valutazione del caso entro pochi mesi dall'evento. Questo non significa dover decidere subito se procedere, ma significa costruire la base necessaria per poterlo fare quando si è pronti.

Ho già presentato un reclamo alla direzione sanitaria, ma non ho ricevuto risposta. Cosa posso fare?

Il reclamo all'URP è un primo passo utile, ma non è l'unico strumento disponibile. Se non hai ricevuto risposta nei tempi previsti (di solito trenta giorni), o se la risposta ricevuta non affronta concretamente quanto segnalato, puoi avviare il percorso di tutela stragiudiziale in modo più strutturato. La messa in mora formale è uno strumento diverso dal reclamo: viene inviata alla direzione sanitaria e alla compagnia assicurativa della struttura, ha valore legale e obbliga la struttura a una risposta sostanziale. Spesso è proprio questo passaggio a cambiare il registro della conversazione.

FS

Franco Stefanini

Patrocinatore Stragiudiziale, esperto in responsabilità medica e risarcimenti per errori sanitari

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