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Un cuore in viaggio e la fiducia dei cittadini

23 febbraio 2026

Roma, 23 febbraio 2026

In questi giorni un caso di cronaca legato al trasporto e alla conservazione di un organo destinato a trapianto, secondo quanto riportato da diversi organi di informazione, ha riacceso l'attenzione pubblica su un tema che riguarda tutti: la sicurezza delle cure e la tenuta del patto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario.

«Il trapianto è uno dei gesti più alti della medicina moderna, perché nasce dalla donazione: un atto d'amore che una famiglia compie nel momento più difficile. Proprio per questo ogni fase della catena, dall'organizzazione al trasporto, dalla conservazione alla consegna, richiede precisione assoluta, controlli reali e responsabilità non delegata», dichiarano Franco Stefanini e Agnese Bosco, coautori del libro Il Patrocinatore.

Oltre l'indignazione: la questione è culturale e organizzativa

Secondo Stefanini e Bosco, quando un evento critico emerge, l'errore "tecnico" non può essere l'unico punto di arrivo del ragionamento.

«Nella nostra esperienza, fatta di ascolto e analisi di eventi avversi, con vittime vere o presunte, i casi più gravi raramente dipendono da un singolo gesto: spesso nascono da una sequenza di passaggi in cui "qualcuno doveva accorgersene" e invece la responsabilità si diluisce», spiega Franco Stefanini, patrocinatore stragiudiziale da anni impegnato nella tutela dei danneggiati in ambito sanitario.

«Il protocollo è indispensabile, ma da solo non basta. Se diventa un rito, una firma, un passaggio automatico, perde la sua funzione. Serve una cultura del lavoro fatto bene: quella che rende normale fermarsi davanti a un'anomalia e normale prendersi la responsabilità di verificare davvero», aggiunge Agnese Bosco.

"Fare bene" deve tornare a contare

Il comunicato mette l'accento anche su un fenomeno più ampio: il rischio che, in alcuni contesti lavorativi complessi e sotto pressione, l'impegno e l'attenzione al dettaglio non siano più percepiti come valore riconosciuto.

«Se si diffonde l'idea che fare bene non convenga, che "tanto controlla qualcun altro", la sicurezza si indebolisce. In sanità questo significa aumentare il rischio per tutti: pazienti e professionisti», proseguono gli autori.

Le proposte: meno ritualità, più prevenzione

Stefanini e Bosco indicano alcune direttrici concrete che, a loro avviso, dovrebbero entrare stabilmente nelle pratiche organizzative e nella comunicazione istituzionale:

  • Controlli effettivi e tracciabili, non meramente formali
  • Diritto e dovere di interrompere la catena operativa in caso di dubbio ("stop the line"), senza timore di ritorsioni
  • Formazione continua e simulazioni sui passaggi ad alta criticità
  • Analisi degli eventi avversi orientata al miglioramento, non alla ricerca del capro espiatorio
  • Tutela della qualità del lavoro e del benessere professionale, perché stanchezza, sovraccarico e demotivazione sono fattori di rischio reali

Disponibilità a interventi e approfondimenti

Gli autori si rendono disponibili per interviste, commenti e contributi di approfondimento sul tema della sicurezza delle cure, della prevenzione degli eventi avversi e della tutela dei cittadini e dei professionisti.


Franco Stefanini, patrocinatore stragiudiziale, autore Agnese Bosco, autrice e divulgatrice (Coautori di Il Patrocinatore)

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